IN A MISTY LAND – KRISTEN VESTGARD

“It must be this fog, lighted in the dark of night; this fog that reflects everything and hides everything, and suddenly reveals and unveils and confuses”

“Deve essere questa nebbia accesa nel buio della sera, questa nebbia che tutto riflette e tutto nasconde e improvvisamente svela e disvela e confonde”

Giuseppe Caliceti

Kristen Vestgård

The sky is vast, sometimes desert, sometimes starry or tinged with a rosy glow. In a misty and impalpable atmosphere we glimpse the presence of a group of women. They stay close, flushed faces, rosebud lips and elegantly collected hair. All around reigns a magical silence, snowflakes fall on fir trees, and if you’re lucky you can catch the fleeting vision of the aurora borealis.
Born and raised in Norway, Kristen Vestgård whisper to us through her paintings the thoughts and ambience of a country where winter light was almost non-existent but in the summer was virtually a constant. It is a sort of diary with no words where sense of contemplation often allows for ambiguity: it is cold, but not all women clothes are suitable for the cold weather, leaving bare legs, exposing neck; warmer clothes instead overwhelm the figure, perhaps to hide the secrets of their lives. There are no answers to this sense of mystery. Just as when trying to remember a dream: you think for a moment to be able to hold it tight, but suddenly you realize that the meaning has silently slipped away, leaving only the enigma.

Il cielo è vasto, a volte deserto, a volte coperto di stelle o venato di un bagliore roseo. Da un’atmosfera nebbiosa ed impalpabile, intravediamo la presenza di un gruppo di donne. Rimangono vicine, con il viso arrossato, le labbra rosa arricciate e i capelli elegantemente raccolti. Intorno regna un silenzio magico, i fiocchi di neve cadono sugli abeti, e se sei fortunato puoi cogliere l’effimera visione dell’aurora boreale.
Nata e cresciuta in Norvegia, Kristen Vestgård racconta attraverso i suoi quadri i pensieri e le atmosfere di un paese in cui la luce in inverno è quasi inesistente, e in estate è praticamente costante. È una sorta di diario senza parole, in cui il senso di contemplazione lascia spesso spazio all’ambiguità: fa freddo, ma i vestiti che indossano le donne non sono sempre adatti al clima gelido, lasciano le gambe scoperte, il collo esposto; i vestiti più caldi invece sommergono addirittura la figura, forse per nascondere i segreti delle loro vite. Non ci sono risposte a questo senso di mistero. Proprio come quando si cerca di ricordare la scena di un sogno: per un attimo si pensa di poterla tenere stretta, ma d’un tratto ci si accorge che il significato è silenziosamente scivolato via, lasciando solo l’enigma.

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